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Yoga e digiuno


Buongiorno e ben Risvegliati!


Oggi è lunedì, si riparte con la settimana lavorativa, magari un pò meno carico di obblighi e corse tra un impegno e l'altro, visto che sono finite le scuole ed alcune tappe fisse del nostro anno lavorativo.

Così ho pensato bene di parlare di un'azione che si può fare partendo dall'inizio settimana come buon proposito: il digiuno.


Mantenere l'organismo pulito è sicuramente il primo passo per garantirsi un buon livello di salute. Anche quando seguiamo un'alimentazione sana, il nostro organismo tende ad accumulare un certo quantitativo di tossine. Il cibo, l'aria, l'acqua, e tutte le sostanze che entrano in contatto con il nostro corpo, al termine dei processi metabolici, lasciano comunque degli scarti che se accumulati nei tessuti possono col tempo appesantirli e ostacolarne le funzioni.


Mantenere gli organi "emuntori" in efficienza (quelli cioè che eliminano queste sostanze, fegato, reni, intestino, pelle e polmoni) è quindi fondamentale per avere l'organismo libero.


Oltre ai rimedi che la natura ci offre per purificare e sostenere questi organi (piante, oligoelementi, ecc.) lo yoga suggerisce vari metodi molto efficaci, uno di questi è il digiuno.

La presenza del digiuno nella vita, rientra nel carattere bipolare della nostra esperienza che oscilla come un pendolo tra Cielo e Terra, vita e morte, uomo e donna, corpo e spirito, fatica e riposo, giorno e notte.Già, giorno e notte; infatti, a ben vedere, l’essere umano ha bisogno di quel “digiuno” che coincide con le ore notturne, per cui si può dire che, anche sotto il profilo alimentare, metà della giornata rimanda alla tavola con i suoi alimenti e l’altra metà ci prescrive di astenerci. Secondo l’insegnamento degli antichi, i cibi costituiscono la prima nostra medicina e operano in favore della salute insieme alla loro astensione. “Beato quel corpo che per l’anima lavora”, recita un proverbio. E il corpo lavora non soltanto quando si nutre, ma anche – e soprattutto – quando digiuna. Diciamo: soprattutto, perché quando il corpo è restituito a se stesso (come avviene nel sonno) dispiega al massimo la propria forza rigeneratrice e guaritrice.  

 Mentre la vita quotidiana penalizza il corpo con il disordine alimentare, il digiuno lo disintossica e lo risana. Quanti vi si sono sottoposti, riconoscono che la sua pratica li ha resi molto attenti a ciò che viene introdotto nel nostro organismo, sia come alimentazione materiale sia come stimoli esterni: ci si nutre infatti anche di immagini, di suoni, di emozioni e di pensieri suscitati dalle diverse circostanze della vita. È quindi una lotta contro i condizionamenti, che prima ancora del corpo intasano l’anima. Con ciò non si intende sottovalutare la fatica cui ci si sottopone digiunando. Per certi aspetti il digiuno rappresenta uno stress a carico del corpo. Non mancano momenti di crisi, peraltro segnalati fin dall’inizio ai digiunatori. Una volta superati – attesta uno di essi – «si raggiunge un senso di benessere, leggerezza e forza che non penseresti di avere». Un altro riconosce che si tratta di «giorni difficili, ma che apportano tanta pace". Le prove che concernono il fisico sono indispensabili in questo cammino di ricerca di sé». Su questa linea si infittiscono le testimonianze: «Mi sono auto curato; ho scoperto un alto potenziale interiore che ha ridestato in me energie sottili. Alla fine del digiuno mi sentivo “in forze” più di prima… Ho scoperto una forza che non sapevo di avere… Mi sono sentito pulito, energico, lucido, sereno».  


Upavasa, il digiuno secondo la disciplina dello yoga, oltre ad essere un metodo di purificazione fisica è anche uno strumento per rendere la mente più pura. 

Durante la pratica del digiuno infatti abbiamo più tempo a disposizione da dedicare a noi stessi ed eventualmente alle pratiche dello yoga, della meditazione e all'introspezione.

Scrive san Giovanni Crisostomo (ca. 345-407), uno dei grandi maestri cristiani: «Il digiuno è una medicina per cui occorre conoscere il tempo opportuno (kairòs) in cui servirsene e la quantità (posologia) del farmaco e le condizioni climatiche e la natura della regione e la stagione dell’anno e una congrua dieta e molte altre cose». Vale comunque il principio che «il digiuno è utile in ogni tempo per chi lo intraprende di buon grado».

Il corpo non mente: è il “linguaggio dell’anima” e un implacabile registratore del proprio vissuto. Metterlo in condizione di parlarci, restituendolo a se stesso e togliendogli l’indispensabile “stampella” del cibo, significa raggiungere il nostro mondo interiore per via diretta. È stato definito «un viaggio all’interno di sé… un guardare in profondità dentro il proprio cuore… una conquista di se stessi, apportatrice di un triplice beneficio: «crescita spirituale, benessere mentale, risanamento fisico».


In particolare upavasa viene praticato in armonia con i cicli della natura, ovvero in questo caso seguendo le fasi lunari. 

In certi giorni del ciclo lunare infatti il digiuno produce effetti migliori in quanto i liquidi del corpo sono influenzati dalla luna. Digiunando in questi giorni si ottiene una purificazione più profonda dell'organismo e si contrastano alcuni effetti che la luna ha sul sistema endocrino. Infatti l'attrazione lunare sui liquidi del corpo influisce sull'organismo e gli antichi yogi avevano colto questa sottile connessione sviluppando l'abitudine a digiunare in questi giorni.


Ekadasi è il periodo che cade tre giorni prima della luna piena e tre giorni prima della luna nuova. Questo è il momento più adatto a fare il digiuno.


Se ci abituiamo a praticare upavasa regolarmente in questi giorni avremo una cadenza di un digiuno ogni quindici giorni, due volte al mese.


Molte persone quando si avvicinano all'idea di praticare i digiuni, temono di andare incontro a svenimenti, cali di pressione drammatici, o altre situazioni imprevedibili ma un digiuno di un giorno non comporta questi problemi. Semmai procura una pausa di riposo all'organismo. Durante le 36 ore di un digiuno yogico tipico, il corpo può dedicarsi a raccogliere le tossine accumulate nei tessuti dei vari organi per poterle successivamente eliminare attraverso gli organi emuntori (reni, intestino, ecc.)


Il senso di disagio che alcune persone sperimentano durante i primi digiuni, è causato proprio da questo lavoro di pulizia, il sangue infatti, per alcune ore funge da veicolo per l'eliminazione delle tossine, e ci si sente affaticati e appesantiti. Dopo i primi digiuni questa sensazione scompare per lasciare posto ad un senso di leggerezza e vitalità. In effetti siamo abituati a mangiare molto di più rispetto al vero fabbisogno dell'organismo: colazione, merenda, pranzo, merenda, cena, ecc


Mangiare nelle ore in cui il sole è già tramontato appesantisce notevolmente l'organismo. L'Ayurveda, scienza della vita e medicina tradizionale dello yoga, ci insegna che durante le ore solari, l'organismo è impegnato ad assimilare i nutrienti del cibo, della luce dell'aria e dell'acqua, e che durante le ore notturne l'organismo lavora per l'eliminazione degli scarti prodotti dal metabolismo. È quindi importante rispettare questi cicli e mangiare solo durante le ore in cui il sole si manifesta.


La pratica di upavasa è sicuramente adatta a tutti mentre per i digiuni più lunghi ed impegnativi è sempre meglio consultarsi con un esperto. In ogni caso prima di un digiuno bisogna verificare di non avere problemi di pressione o problemi ai reni.


Come praticare il digiuno


Il digiuno yogico inizia la sera dopo aver cenato, si protrae per l'intero giorno successivo e si interrompe con la colazione della mattina (che segue il giorno di digiuno), si tratta quindi di un digiuno di circa 36 ore.

Ad esempio, decido di digiunare domenica poiché è il giorno di ekadasi , sabato dopo cena inizierò il digiuno che interromperò lunedì con la colazione.


Ci sono vari livelli: posso fare un digiuno di sola frutta mangiando ogni tanto un frutto quando la fame sia insopportabile (con l'abitudine la fame non si sente nemmeno)

Posso fare un digiuno con soli succhi di frutta o verdura.


Alcuni si limitano a evitare solo legumi e cereali..(diamo per scontato un regime vegetariano)

Tuttavia il vero digiuno è quando non mangiamo assolutamente niente.


Quando si sia acquisita esperienza e si è abituati a digiunare, astenersi anche dai liquidi darà un risultato più profondo. È questa la vera pratica di upavasa secondo il tantra (la cultura dello yoga). Niente cibo né acqua per tutto il periodo del digiuno.


Ma ripetiamo: solo quando si sia già acquisito un certo livello di purificazione dell'organismo, quindi dopo ad esempio 6 mesi (12 digiuni). In questo modo bevendo acqua naturale aiuteremo i reni ad eliminare le prime tossine che l'organismo scova nei tessuti durante i primi digiuni.


Quando non introduciamo cibo nell'organismo, anche il bisogno di acqua diminuisce, il nostro corpo infatti è composto per il 75% da liquidi, e non moriremo certo di sete per 36 ore di digiuno. Evitando i liquidi invece otterremo una purificazione profonda dei tessuti in particolare elimineremo più acidi, nemici delle articolazioni e dei legamenti.


FONTE: YogaFirenze - Yoga Journal


FOTO: Sankalpa Seme Fiore



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